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Dott.ssa Francesca Peruzzi — Psicologa

Psicosomatica

Psicosomatica: cos’è e come lavora un percorso psicologico a orientamento psicosomatico

Dott.ssa Francesca Peruzzi · 26 ottobre 2026 · 11 min di lettura

Una pancia che si chiude prima di un colloquio, un mal di testa che arriva quando non riesci a dire no, una schiena che "si blocca" nei periodi più pesanti. Molte persone riconoscono questi momenti e li liquidano con "è stress". Ma che cosa significa, davvero, che il corpo e la mente sono collegati? E che cosa può fare, concretamente, un percorso psicologico che parte da questo legame?

Questo articolo ti accompagna dalle basi (che cos'è la psicosomatica, che cosa non è e da dove viene) a ciò che dice la ricerca su stress e corpo, fino al modo in cui lavora un percorso a orientamento psicosomatico, che usa anche immagini, corpo e simboli oltre alla parola. Chiudiamo con un esempio: l'intestino.

In breve

  • La psicosomatica guarda alla persona come unità di corpo e mente. Non dice che i sintomi sono "tutti nella testa" e non dice che sono colpa tua.
  • Stress e emozioni agiscono sul corpo attraverso sistemi misurabili (sistema nervoso autonomo, ormoni dello stress). È un'area ben studiata.
  • In un percorso a orientamento psicosomatico il sintomo viene ascoltato anche come linguaggio, attraverso immagini, corpo e simboli. Questa lettura è interpretativa e non sostituisce la visita medica.
  • Un percorso a orientamento psicosomatico parte dal presente e da come vivi e senti, e usa, accanto alla parola, immagini, corpo ed espressione creativa.
  • Se hai un sintomo fisico, il primo passo è sempre il medico. Il lavoro psicologico può affiancare la cura, non sostituirla.

Che cos'è la psicosomatica

Il termine viene dal greco: psyche (anima, mente) e soma (corpo). La psicosomatica è l'approccio che supera la separazione tra i due, il dualismo cartesiano che ha a lungo guidato la medicina occidentale, e considera la persona come un'unità in cui il disagio può comparire sia nel corpo, come sintomo, sia nella vita emotiva, come malessere. In questo senso il Dizionario di Psicologia di Umberto Galimberti la descrive come la concezione che guarda all'essere umano in modo unitario, studiando le interazioni reciproche tra aspetti emotivi e funzionamento dell'organismo.

Non è una disciplina "alternativa": in medicina esiste da tempo un filone psicosomatico e un modello biopsicosociale, che riconosce nella salute e nella malattia l'intreccio di fattori biologici, psicologici e sociali. La psicosomatica che raccontiamo qui parte da questo terreno comune e lo declina in una prospettiva clinica e simbolica, quella della Scuola Riza, di cui parleremo più avanti.

Che cosa non è

  • Non significa che il sintomo sia "immaginario". Il dolore, la nausea, la tachicardia sono reali, anche quando non si trova una causa organica chiara.
  • Non significa colpevolizzare. Nessuno si "procura" un disturbo con i propri pensieri. Lo stress e le emozioni sono uno dei fattori in gioco, accanto a genetica, storia di salute, ambiente e molto altro.
  • Non è un'alternativa alla medicina. Ogni sintomo fisico merita prima di tutto una valutazione medica. La prospettiva psicosomatica la affianca, non la sostituisce.
  • Non offre spiegazioni semplici del tipo "questo sintomo significa quella emozione". Ogni persona ha una storia propria, e le letture simboliche, come vedremo, sono ipotesi di lavoro da verificare insieme, non verdetti.

Da dove viene la psicosomatica: una breve storia

L'idea che corpo e anima vadano curati insieme è antichissima. Nel mondo antico la malattia aveva un significato dentro un ordine più ampio, naturale, simbolico e di comunità. Nella Grecia classica Socrate sosteneva che curare il corpo implica prendersi cura dell'anima, e Ippocrate legava la salute all'equilibrio con l'ambiente, con le passioni e con lo stile di vita.

La frattura arriva con Cartesio, che separa la mente (res cogitans) dal corpo (res extensa). La medicina moderna, con risultati enormi, impara a guardare l'organo e il sintomo misurabile, e rischia di perdere di vista la persona. Eppure già nelle Passioni dell'anima Cartesio riconosce quanto gli stati interiori influenzino la salute: la psiche rientra, per così dire, dalla porta laterale.

Nel Novecento il corpo torna al centro. La fenomenologia (Husserl, Merleau-Ponty) ricorda che non abbiamo soltanto un corpo: siamo corpo, un corpo vissuto. Freud, negli Studi sull'isteria, legge il sintomo come traduzione simbolica di un'esperienza che non trova parole; Groddeck e Jung lo considerano un messaggio e un luogo di trasformazione. Nello stesso periodo nasce la medicina psicosomatica in senso stretto: Franz Alexander studia lo stress funzionale cronico, Viktor von Weizsäcker fonda l'antropologia medica. Alcune teorie dell'epoca, come quella che associava a ogni malattia un «tipo di personalità», sono state poi molto criticate e oggi non si usano per spiegare un singolo caso.

Cosa dice la scienza su stress, emozioni e corpo

Il legame tra mente e corpo non è solo un'idea: ha basi fisiologiche descritte da decenni.

Il corpo risponde a ciò che viviamo. Quando percepiamo una minaccia o un carico, si attivano due grandi sistemi: il sistema nervoso autonomo (quello che accelera il cuore e il respiro) e l'asse ipotalamo-ipofisi-surrene, che regola gli ormoni dello stress come il cortisolo. L'ipotalamo, una piccola struttura alla base del cervello, fa da ponte: riceve informazioni da emozioni, pensieri e sensazioni e le traduce in segnali chimici che arrivano a tutto l'organismo.

Il costo dell'adattamento. Il neuroscienziato Bruce McEwen ha introdotto il concetto di carico allostatico: l'usura che deriva da un'attivazione prolungata o mal regolata di questi sistemi. Nel suo lavoro del 1998 sul New England Journal of Medicine descrive come gli ormoni dello stress siano utili nel breve periodo ma possano, se restano attivi troppo a lungo o non si spengono, contribuire a effetti dannosi su sistema cardiovascolare, metabolismo, memoria e difese immunitarie. L'impatto dipende anche da come la persona percepisce lo stress, dalla sua storia, dalla salute e dalle abitudini di vita (McEwen, NEJM, 1998).

Sintomi reali, a volte senza lesione visibile. In medicina esistono disturbi in cui i sintomi sono presenti e invalidanti senza una lesione strutturale identificabile. Per l'intestino, i Criteri di Roma IV parlano di disturbi dell'interazione intestino-cervello e li spiegano con un modello biopsicosociale: contano fattori dell'intestino (come sensibilità viscerale, immunità, microbiota) e il modo in cui il sistema nervoso centrale modula i segnali e la motilità intestinale (Rome Foundation, introduzione ai Criteri di Roma IV).

In sintesi: che corpo e vissuto si influenzino a vicenda è un dato ben fondato. Che cosa significhi, per una persona precisa, quel sintomo in quel momento della sua vita è invece una domanda diversa, a cui si risponde insieme, caso per caso.

La lettura simbolica: il sintomo come linguaggio

Oltre alla lettura fisiologica, esiste una lettura di tipo simbolico, che nasce dalla tradizione junghiana e che la Scuola Riza di Psicosomatica ha sviluppato in ambito clinico. È il quadro in cui si colloca il mio lavoro. Va presentata per quello che è: una prospettiva interpretativa, utile come strumento di riflessione, non una spiegazione scientifica delle cause di un disturbo.

"Io penso" e "io sento"

Secondo questa prospettiva, con il pensiero razionale ("io penso") corpo e mente restano separati: ragioniamo per cause ed effetti, distinguiamo gli eventi uno dall'altro. Quando invece "sentiamo" ("io sento"), ci accorgiamo che ogni emozione è accompagnata da un cambiamento nel corpo: se abbiamo paura sentiamo un corpo impaurito, se siamo felici un corpo gioioso. Nel sentire, vissuto e corpo sono della stessa natura. Lo mostra il linguaggio di tutti i giorni: "mi sento il fuoco nelle vene", "mi sta sullo stomaco", "non riesco a digerirlo".

Segno e simbolo

Per la psicosomatica in chiave simbolica la differenza chiave è quella tra segno e simbolo. Il segno è definibile, ripetibile, standardizzabile: indica una cosa precisa (un esame, un valore, una diagnosi). Il simbolo non definisce ma intuisce un senso più ampio, fa riferimento al vissuto soggettivo e può tenere insieme sentimenti opposti. Il passaggio dal pensiero razionale a quello analogico è il cuore di questo approccio: accanto a "che cosa ha il mio corpo?" (domanda che spetta alla medicina) ci si chiede "che cosa sta dicendo, a me, in questo momento della mia vita?".

In questa visione il sintomo non è un nemico da zittire, ma un messaggio: segnala che qualcosa nella propria direzione di vita chiede attenzione. Importante: "messaggio" qui è un'ipotesi di lavoro da esplorare insieme, non una causa dimostrata. E non toglie nulla alla necessità di curarsi.

Questa prospettiva è vicina al concetto junghiano di sincronicità: gli eventi psichici non si leggono soltanto come catena di cause ed effetti, ma anche come connessioni di senso che emergono nel presente. Per un esempio, vedi Il caso dello scarabeo d'oro di Jung.

Come lavora un percorso a orientamento psicosomatico

Un percorso a orientamento psicosomatico non si limita a parlare del sintomo. Parte dall'idea che il corpo, le immagini e il linguaggio simbolico siano vie di accesso a ciò che le sole spiegazioni razionali non raggiungono. Ecco i principi e gli strumenti principali, come li usa la Scuola Riza.

Alcuni principi di base

  • Si parte dal presente e da come percepisci. L'attenzione è su che cosa vivi e senti adesso, più che su una ricerca di cause nel passato. Ciò non significa ignorare la tua storia: significa che il cambiamento si lavora soprattutto nel modo in cui guardi e senti l'esperienza di oggi.
  • Uno sguardo senza giudizio. Osservare il disagio senza commentarlo o correggerlo, per un tempo breve e sostenibile, può cambiare la relazione con esso, anche quando il problema non è "risolto".
  • Il sintomo viene ascoltato, non combattuto. Senza sostituirsi alla cura medica, lo si considera anche come un segnale da capire.
  • Si valorizza ciò che sei. Passioni, inclinazioni e risorse della persona sono parte del lavoro, non solo i difetti da correggere.
  • La relazione è centrata su di te. Tempi, ritmo e scelte sono tuoi: puoi sempre dire di no o fermarti.

Gli strumenti: parola, immagine, corpo

In un percorso a orientamento psicosomatico si possono usare, in modo graduale e sempre concordato, strumenti che vanno oltre la sola parola:

  • Un linguaggio per immagini e metafore, accanto al linguaggio razionale, per dare forma a ciò che si prova.
  • Esperienze immaginative guidate, a un'intensità sostenibile.
  • Attenzione al corpo: sensazioni, respiro, postura, movimento.
  • Espressione creativa, per dare forma a ciò che non ha ancora parole.
  • Piccoli gesti simbolici, per accompagnare un passaggio.

Non servono doti artistiche o di immaginazione particolari: si procede al passo di ciascunə, e si può sempre scegliere di non usare un certo strumento.

Dentro una rete di cura

Il lavoro psicosomatico non lavora "al posto" della medicina. Con sintomi fisici, soprattutto se persistenti o nuovi, il percorso presuppone una valutazione medica e, quando serve, un lavoro in rete con medico, gastroenterologo, nutrizionista o altri specialisti.

Per approfondire come il corpo reagisce allo stress: Trauma e corpo: perché il sistema nervoso resta in allerta, La finestra di tolleranza e Ansia nel corpo.

Un esempio: l'intestino

L'intestino è spesso il luogo in cui il legame tra emozioni e corpo si sente di più, e per questo è un buon esempio per mettere insieme i due sguardi.

Lo sguardo scientifico. L'intestino contiene un esteso sistema nervoso proprio, chiamato sistema nervoso enterico, e comunica di continuo con il cervello, tra l'altro attraverso il nervo vago. Per questo stress e emozioni possono cambiare movimento, sensibilità e funzionamento intestinale. Sul ruolo del microbiota in ansia e depressione la ricerca è in corso e ancora provvisoria: una revisione sistematica di 26 studi ha trovato differenze nella composizione batterica ma risultati incoerenti, con dati sull'ansia molto scarsi e diversi fattori di confondimento come dieta e farmaci (Simpson et al., 2021). Non siamo quindi in grado di dire che cosa venga prima, se l'intestino o lo stato d'animo.

Lo sguardo simbolico. Per la Scuola Riza la lettura simbolica dell'intestino richiama il tema del trattenere e lasciar andare: l'intestino è il "viscere più basso", dove ciò che non serve viene lasciato andare e ciò che nutre viene assorbito, e per questo richiama anche la purificazione e ciò che nella vita fatichiamo a elaborare o a lasciare. In un percorso, la persona può chiedersi, senza pretese di risposta immediata: che cosa faccio fatica a trattenere e che cosa a lasciar andare? Quando la pancia si chiude, in quali situazioni accade? Che immagine, che parola mi viene? Sono domande di esplorazione, non una spiegazione del disturbo.

Che cosa fare nella pratica. Se hai sintomi intestinali persistenti, ricorrenti o nuovi (dolore, alterazioni dell'alvo, sangue nelle feci, perdita di peso senza motivo), parlane con il tuo medico: possono avere cause che vanno escluse e curate. Il lavoro psicologico, anche con immagini e corpo, può affiancare quella cura.

Sul colon irritabile pubblicheremo un approfondimento dedicato, che mette insieme medicina e lettura psicosomatica.

Quando chiedere aiuto

Puoi valutare di parlarne con una professionista se:

  • hai sintomi fisici ricorrenti e hai già fatto le visite mediche, ma il disagio continua;
  • noti che i sintomi peggiorano nei periodi di stress, di cambiamento o di tensione nelle relazioni;
  • ti senti spesso in allarme o, al contrario, spentə, e questo pesa su lavoro, sonno o relazioni;
  • hai voglia di ascoltarti con strumenti diversi.

Da dove puoi partire

  1. Fai un test gratuito (sei domande, circa due minuti) e scegli quello più vicino a come ti senti: Stress e burnout · Ansia e panico · Trauma e corpo · Alta sensibilità. Li trovi tutti su questa pagina.
  2. Ricevi il kit di benvenuto per ascoltare il corpo: minibook, audio di respiro e radicamento, riflessione mensile.
  3. Prenota la call conoscitiva, gratuita e di 10 minuti: Prenota la call conoscitiva. È il momento per capire insieme se questo approccio fa per te.
  4. Scopri il percorso individuale Radici e Ali, un percorso psicologico con mediazione corporea, online o in presenza.
  5. Prova un'esperienza di gruppo con Balance o l'arteterapia somatica.

I contenuti di questo articolo hanno scopo informativo e non sostituiscono una valutazione, una diagnosi o un trattamento da parte di un professionista. In caso di sintomi fisici, rivolgiti prima al tuo medico.

Chi scrive

Dott.ssa Francesca Peruzzi, psicologa clinica a orientamento junghiano e psicosomatico, arteterapeuta. Lavora con trauma, ansia, stress e sensibilità attraverso percorsi che integrano corpo, immaginazione e creatività. Iscritta all'Albo degli Psicologi della Lombardia, n. 21385.

Ultimo aggiornamento: 26 ottobre 2026.

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